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Le 30 migliori canzoni di Annie Lennox – classificate! | Annie Lennox

30 Annie Lennox – Luci del centro (1995)

Tra le copertine dei nomi dei tendoni di Medusa – Bob Marley, Al Green, Procul Harum – si cela questa splendida interpretazione del capolavoro del romanticismo logoro del Nilo Azzurro. Si potrebbe obiettare che il materiale originale è così buono che non si può sbagliare, ma Lennox abita davvero il testo: il suo climax emotivo: “Sono stanco di piangere sulle scale!” – è opportunamente perforante.

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29 Annie Lennox – Parnassius Apollo (2019)

Se qualcuno dovesse dubitare che Lennox marcia interamente al ritmo della sua stessa batteria in questi giorni, il suo set più recente di materiale originale consisteva interamente in scarsi strumenti per pianoforte che avevano più in comune con gli album ambient di Brian Eno che con la sua opera caratteristica. Pieno di silenzi, capace di instillare una calma gelida mentre suona, Paranassius Apollo è un diversivo, ma affascinante.

28 Eurythmics – Ho una vita (2005)

L’album di reunion degli Eurythmics del 1999 Peace è stato una delusione – grande per le chitarre rock, a corto di grandi canzoni – ma la nuova traccia che hanno aggiunto a una raccolta di grandi successi del 2005 era qualcos’altro: una voce di Lennox ricca di sentimento su sintetizzatori stridenti che suggeriva familiarità con l’opera di Goldfrapp.

27 Euritmie – Adrian (1985)

Inevitabilmente lasciato nell’ombra della pletora di singoli di successo di Be Yourself Tonight, Adrian è il trionfo minore dell’album: chitarre a 12 corde che risuonano e brillano su una linea di basso sintetizzata, la voce tenera di Lennox ombreggiata dai toni tipicamente limone dell’ospite Elvis Costello.

26 I turisti – Così bello essere di nuovo a casa (1979)

Più il figlio del chitarrista e cantautore capo Peet Coombes che del cantante Lennox, i Tourists non riuscivano a capire quale tendenza post-punk seguire: powerpop revivalista degli anni ’60? Sintetizzatori? I primi hanno vinto con il loro più grande successo originale: compatto e vivace, So Good to Be Back Home è un piccolo piacere.

25 Eurythmics – Tutti i giovani (Gente di oggi) (1981)

L’album di debutto degli Eurythmics In the Garden era il suono di un duo che cercava di capire chi fossero, ma ci sono gemme tra i vicoli ciechi musicali: il fantastico All the Young (People of Today) trattato con voci stranamente vuote e un pop elettronico atmosferico , un suono che avrebbero perseguito nei loro prossimi due album.

24 Eurythmics – Proprio al tuo fianco (1983)

Un drammatico allontanamento dal synthpop che aveva portato gli Eurythmics alla fama, e quindi un assaggio delle cose a venire, Right by Your Side si dilettava in una sorta di finto stile pop-calypso-incontra-africano: un’idea che sulla carta sembra terribile, ma – guidato da una voce contagiosamente esuberante di Lennox – si rivelano quattro minuti di euforia che provoca gioia.

23 Eurythmics – Paint a Rumor (1983)

Un’esplosione di stranezze favolosamente inquietanti concluse Touch del 1983: un incessante chiacchiericcio mid-tempo di synth – punteggiato da esplosioni di bassi irrequieti e fiati nervosi che suggeriscono che stavano ascoltando Remain in Light dei Talking Heads – con una voce distorta -head take su voce chiamata e risposta mentre la voce multitraccia di Lennox risponde efficacemente da sola.

Annie Lennox e Dave Stewart a San Francisco durante un tour negli Stati Uniti nel 1983.
Annie Lennox e Dave Stewart a San Francisco durante un tour negli Stati Uniti nel 1983. Fotografia: Joel Selvin/Getty Images

22. Annie Lennox – I fantasmi nella mia macchina (2007)

Ghosts in My Machine si apre con un riff di piano che ricorda He Was Really Saying Somethin’ dei Velvelettes, ma la canzone che segue non potrebbe essere più lontana dalla spensierata euforia di quel classico della Motown. È stanca e abbattuta, il suo stato d’animo è amplificato dalla voce di Lennox: oltre a tutto il resto, può piangere in modo convincente il blues.

21 Euritmie – Il paradiso (1987)

Un segno incoraggiante che gli Eurythmics della fine degli anni ’80 avevano ancora un pizzico per lanciare una palla curva agli ascoltatori, l’attenzione per la pista da ballo elettronica di Heaven suggerisce che il loro interesse è stato stuzzicato dai primi movimenti della musica house: dice qualcosa che, anche con la sua voce ridotta a una manciata di testi, Lennox è ancora il capo della traccia.

20 Eurythmics – Va tutto bene (Baby’s Coming Back) (1985)

La carriera degli Eurythmics rispecchiava l’arco del pop britannico negli anni ’80: androginia ed elettronica che cedevano al tradizionalismo, chitarre rock e influenze soul classiche a metà decennio. Qualcosa è andato perso durante la transizione, ma non era l’abilità nel comporre canzoni: It’s Alright … è il genere di cose che la loro collaboratrice di qualche tempo Aretha Franklin sarebbe stata felice di registrare alla fine degli anni ’60.

19 Annie Lennox – La canzone più triste che ho (2003)

Il terzo album da solista di Lennox, Bare, è stato un lavoro intenso ed emotivamente duro: un incrollabile dispaccio dall’agonia di un divorzio. La canzone più triste che ho la trova sul punto di dire addio per sempre, in cerca di rassicurazione sul fatto che sta facendo la cosa giusta. Adagiato su un letto di elettronica calma, è all’altezza del suo titolo.

18 Euritmie – Julia (1984)

La colonna sonora di Eurythmics per l’adattamento cinematografico di Michael Radford del 1984 è stato l’ultimo vero avvistamento del duo in modalità esplorativa e atmosferica. Su Julia, hanno ridotto il loro suono, lasciando la voce di Lennox supportata da deboli sfumature di sintetizzatore e pianoforte e la sua stessa voce alimentata attraverso un vocoder. È gelidamente bello.

Annie Lennox si esibisce alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra 2012.
Annie Lennox si esibisce alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra 2012. Fotografia: Dpa Picture Alliance Archive/Alamy

17 Annie Lennox – La strada oscura (2007)

Per un’artista che ora è chiaramente impegnata nel fare album alle sue condizioni, Lennox ha ancora uno spiccato senso commerciale: Dark Road è una ballata epica, su scala arena – chitarre che suonano, voci emotive – che Daringly rifiuta di lasciare che la batteria si rompa dentro e il ritornello sale fino a due minuti e mezzo. Quando lo fanno, è autenticamente spettacolare.

16 Eurythmics – Ecco di nuovo la pioggia (1983)

Con il sontuoso arrangiamento per archi del compianto Michael Kamen – completo di sezione pizzicata che, consapevolmente o meno, riecheggia Raining in My Heart di Buddy Holly – Here Comes the Rain Again sembra un primo segno che le ambizioni della band si estendevano ben oltre il synth-pop. Il suo potere si annida nella sua portata emotiva: versi abbattuti che scivolano in ritornelli pieni di speranza.

15 Eurythmics – Quando arriva il domani (1986)

L’album Revenge conteneva il meglio delle deviazioni della metà degli anni ’80 degli Eurythmics in un pop-rock delle dimensioni di uno stadio, con una freccia dritta, con le falde di cuoio. È molto lontano dalla musica che stavano facendo tre anni prima, ma When Tomorrow Comes è una canzone seducente e potente e Lennox suona in modo fantastico: potente ma sereno tra chitarre e sax distorti.

14 Eurythmics – Ci deve essere un angelo (giocando con il mio cuore) (1985)

Anche una band con una serie di successi imperituri ha una canzone che troneggia sulle altre nell’immaginario collettivo e, decenni dopo, There Must Be an Angel rimane la traccia degli Eurythmics per la quale le stazioni radiofoniche puntano per prima: guarda oltre la sua eccessiva familiarità e il piombare di Lennox, Le prestazioni di salto sono piuttosto sorprendenti.

13 Annie Lennox – Perché (1992)

Dalla fine degli anni ’80, Lennox è diventata inconsapevolmente una gag ricorrente per i detrattori dei premi britannici: inevitabilmente in corsa per la migliore donna britannica indipendentemente da ciò che stava accadendo nel pop. Ma quell’accogliente approvazione dell’industria oscura quanto sia una cantante davvero incredibile: in Why, si sente una voce potente ma equilibrata, emotiva ma contenuta.

12 Annie Lennox – Niente più “Ti amo” (1995)

L’originale No More “I Love You’s” di The Lover Speaks è un pop educato e ventoso del 1986 con testi ispirati a Roland Barthes e un riff di chitarra che ricorda Everybody Wants to Rule The World di Tears for Fears. La versione di Lennox è meno studiata e più struggente, con una voce che va da ariosa a straziante.

Annie Lennox nel 1985.
Annie Lennox nel 1985. Fotografia: Sipa Press/Rex Features

11 Eurythmics – Chi è quella ragazza (1983)

Potenziato, e forse oscurato, da un video che presentava un celebre esempio di ciò che una volta era chiamato gender-bending – si concludeva con Lennox che se la cavava con se stessa travestita da uomo – Who’s That Girl rimane una canzone fantastica quando viene spogliata delle sue immagini accattivanti: sottovalutata ma versi toccanti e malinconici che lasciano il posto a un coro cupamente sospetto.

10 Annie Lennox – Pavimentazione crepe (2003)

La straordinaria traccia di Bare inizia molto in stile Blue Nile – lavaggi di synth, abbattuti a differenza dei testi ambientati su strade cittadine bagnate dalla pioggia – ma gradualmente prende ritmo fino a raggiungere un punto in cui non uno dei colpi di ispirazione soul degli Eurythmics: inoltre, è una canzone scritta magnificamente – sicuramente solo una cover di alto profilo lontana dall’ubiquità.

9 Eurythmics – Questa città non dorme mai (1983)

Il più grande esempio delle prime tendenze sperimentali di Eurythmics è questa favolosa evocazione di un paesaggio urbano in una notte d’estate insonne e umida. Poggia strati della voce di Lennox – alcuni ipnoticamente ripetitivi, altri improvvisati – su bassi letargici e ululati di feedback di chitarra, l’atmosfera che passa da sonnolenta sexy a cupa e minacciosa.

8 Eurythmics – Mi hai messo un brivido nel cuore (1987)

Sebbene sia una relativa delusione commerciale, Savage del 1987 ha una forte pretesa di essere definito il miglior album degli Eurythmics, offrendo un approccio più spigoloso ed elettronico al pop widescreen rispetto ai suoi due predecessori. La sua grande ballata è più sottile e meno spettacolare dei loro successi di successo della metà degli anni ’80; è anche più affascinante e toccante.

7 Annie Lennox – Uccellino (1992)

La carriera solista post-Eurythmics di Lennox è stata instabile, ma non c’era nulla di incerto sulla sua apertura: la sicurezza che trasudava dall’album Diva è riassunta dalla spavalderia e dalla pavoneggia di Little Bird. E se hai sempre avuto un’insaziabile voglia di sentire Lennox cantare una traccia rave hardcore, il remix di N-Joi è… divertente.

6 Euritmie – Vergogna (1987)

Trentacinque anni dopo, ai tempi di Instagram, i testi di Shame sembrano sorprendentemente preveggenti: “C’è uno stile di vita, tutti lo vogliono, ma non esiste”. La canzone in sé è squisita: ritornello incredibile, una voce che fluttua sopra l’accompagnamento funk della macchina, un debole accenno di Bowie sull’otto centrale.

Annie Lennox si esibisce al concerto tributo a Freddie Mercury a Wembley nell'aprile 1992.
Annie Lennox si esibisce al concerto tributo a Freddie Mercury a Wembley nell’aprile 1992. Fotografia: Michael Putland/Getty Images

5 Annie Lennox – Camminando su vetri rotti (1992)

Un altro esempio della fiducia di Diva in pieno effetto: una fetta di pop-soul perfettamente realizzata. La sua melodia è così effervescente, la voce di Lennox così imponente, che a malapena ti rendi conto di quanto sia infelice: “Vivo in una stanza vuota con tutte le finestre distrutte / ho così poco da perdere”.

4 Eurythmics – Thorn in My Side (1986)

Dalla sua introduzione di parole pronunciate dal gruppo di finte ragazze in poi, Thorn in My Side è spettacolare: un’effusione di bile legata alla relazione impostata su una melodia pesante che cambia chiave che impila un verme dell’orecchio sopra l’altro. La produzione non più del 1986, completa di rullante con anatra e cover, non è datata molto bene, ma non importa: questa è una canzone fantastica.

3 Eurythmics – Sweet Dreams (sono fatti di questo) (1983)

Una canzone senza ritornello, i suoi testi sul fallimento commerciale, Sweet Dreams ha attraversato i secoli: coperto da Lorde, Marilyn Manson e Weezer, il suo riff stentoreo campionato da Nas, Britney Spears, Aviici e MIA tra gli altri. Nessuna versione successiva ha migliorato l’originale, che ha trasformato la disperazione in un momento pop degli anni ’80 del tutto iconico.

2 Annie Lennox – Canzone d’amore per un vampiro (1993)

Una canzone scritta per il film di Francis Ford Coppola, Dracula di Bram Stoker, si è rivelata il miglior singolo solista di Annie Lennox: una composizione drammatica e opportunamente gotica di sintetizzatori ambientali e batteria rimbombante a supporto di una splendida melodia vagamente folk-y e testi che fungono da semplice canzone d’amore quando estratta dal suo contesto cinematografico.

1 Eurythmics – L’amore è uno sconosciuto (1982)

Sweet Dreams alla fine si è risolto in modo più pervasivo, ma Love Is a Stranger rimane il momento più bello di Eurythmics. In meno di quattro minuti, i suoi impulsi e luccichii di synth riescono a essere sensuali, inquietanti, gelidi e doloranti, qualcosa in gran parte dovuto alla voce mutaforma di Lennox, che ha annunciato la sua rinascita post-Tourists come il momento nel video di accompagnamento in cui strappa un parrucca bionda per rivelare i suoi capelli corti e arancione brillante. Stranamente, per una canzone all’avanguardia del pop 40 anni fa, non è affatto datata: ci sono artisti pop elettronici alla moda nel 2022 che darebbero qualsiasi cosa per fare un singolo così duro e cool.

Classifica: le 30 migliori canzoni di Annie Lennox – playlist Spotify

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