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‘Una gloriosa cacofonia di voci femminili nere’ – Il treno soul di Sonia Boyce arriva a Venezia | Biennale di Venezia

Vle voci salgono e scendono, facendosi strada tra canti e suoni senza parole. Si spezzano e si piegano, sussurrano e tremano. Ci sono grida e ululati, delicati riff blues, momenti operistici e ruggiti a gola aperta, così come momenti in cui i cantanti brancolano per una melodia o scoprono un nuovo suono, riempiendo il Padiglione Britannico a Venezia con una gloriosa cacofonia.

Intitolata Feeling Her Way, l’installazione multistrato di Sonia Boyce è una performance gioiosa e tremula per un coro di voci femminili nere (Jacqui Dankworth, Poppy Ajudha, Sofia Jernberg e Tanita Tikaram). Ogni cantante si sta letteralmente facendo strada attraverso la musica, guidata dal compositore britannico nato in Belize Errollyn Wallen. Dobbiamo anche sentire la nostra strada, attraverso lo spazio e la dissonanza, i diversi tempi e stati d’animo e i diversi caratteri, qualità e approcci dei musicisti. Insieme e separazione, sentimento e passione: queste sono ciò che li guida. A volte improvvisando per la prima volta, a volte duettando o sorprendendosi con qualche eco non richiesta, i cantanti sembrano scoprire tanto quanto si esibiscono nei loro modi familiari.

Compiuto... L'origami uditivo di Boyce al Padiglione Britannico.
Compiuto… L’origami uditivo di Boyce al Padiglione Britannico. Fotografia: David Levene/il Guardiano

La musica ha una grande e talvolta accidentale risonanza e complessità. Si dispiega mentre ti muovi attraverso i cinque spazi del padiglione di Boyce, il senso di piegarsi e riconfigurarsi, come una sorta di origami sonoro.

In qualche modo, le ripetizioni non suonano mai allo stesso modo, a seconda di dove si trova l’ascoltatore, che si occupa prima di un cantante, poi di un altro. Suggerendo una sorta di risoluzione che non arriva mai, le performance filmate si riorganizzano nello spazio e nel tempo. Non devi lavorarci tanto quanto lasciarti andare, perché ti rendi conto che è quello che stanno facendo anche i cantanti.

Del recente lavoro di Boyce, questo è il più compiuto che abbia mai visto, quello che supera l’intenzione, assumendo vita e vitalità proprie. Boyce raddoppia la complessità musicale con la sua installazione, presentando le performance filmate (alcune delle quali hanno avuto luogo negli studi di Abbey Road) su uno sfondo a mosaico di scatti fotografici di dettagli dello studio: supporti e cavi per microfoni, console da tavolo di missaggio, deflettori audio e pavimentazione, mescolata con motivi geometrici.

Tratto dall'archivio personale di Boyce... l'opera a Venezia.
Tratto dall’archivio personale di Boyce… l’opera a Venezia. Fotografia: David Levene/il Guardiano

In alto e sul pavimento, forme geometriche dorate – derivate da cristalli di pirite di ferro – si raggruppano e si allargano, si raggruppano negli angoli e offrono posti a sedere per i visitatori. Rispecchiano ciò che li circonda, riflettendo anche l’ordine e le strutture casuali della musica stessa. Una lunga parete sul retro del padiglione ha una carta da parati argentata che ricorda una camera da letto degli anni ’70, su cui Boyce presenta fotografie e collage di vecchi CD, cassette e copertine di album, insieme a poster e altri oggetti effimeri. Tutti parte dell’archivio personale di Boyce e ancora recanti i loro cartellini dei prezzi scontati, questi album di Shirley Bassey, Beverley Knight, Brown Sugar e Five Star sono presentati con riverenza come se fossero sulla parete della camera da letto di un adolescente.

Quando Boyce era più giovane, c’era una scarsa rappresentazione delle artiste nere nel Regno Unito. La musica le dava un senso di appartenenza e di sostentamento. Questo impulso archivistico e senso di comunanza, continua nel padiglione francese accanto, dove l’artista franco-algerino Zineb Sedira, con sede a Londra, include un film in cui Boyce e il curatore Gilane Tawadros discutono della resistenza culturale e della sopravvivenza nelle comunità di colore.

A prima vista uditivamente e visivamente dissonante e frammentario, Feeling Her Way si rivela come espressione simultanea di individualità e collaborazione e affermazione dello spirito creativo.

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